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Vie strette, vicoli si incontrano si salutano e continuano la loro strada. Napoli Adesso il vento spazza i viali, li frusta con violenza, quasi a castigarli. La pioggia cerca di lavar via tutti i tuoi mali, ma non ci riesce. Un lampione, dondolato dal soffice vento illumina la strada che scende, e le ombre fuggono nella notte. Ogni via, ogni piazza ogni balcone, finestra, basso parla in questa città, parla una lingua che è vera parla una storia che vive che muore che nasce! Una storia di artisti di ladri e di onesti, una storia di piccoli la storia dei piccoli grandi dilemmi, problemi, la storia; E lei vive su questo, di questo ed il mare la bacia e carezza i suoi figli, e suoi figli corrono tra i vicoli stretti, tra le scale e i ghetti. E’ nel mezzo di piazze è fra bassi e balconi che son sospese le vite di ragazzi: guagliòni ci son quelli più lesti pien di rabbia e rancori e sono: scugnizzi. Vera anima di te, brulicano tra te e te o Napoli tra balcone e balcone di vicolo e vicolo che pendono stracci dell’anima e gocciolano sulla strada arida, e gocciolano sul signore forbito con la fine paglietta, sulla grossa matrona che s’affaccia al suo basso, sulla vecchia signora che canuta, seduta lavora con la mano tremante e percuote il telaio, che assorbe di colpo in colpo l’animo della signora Napoli Ed il tempo si placa e la pioggia non scroscia e l’aria dirada e si fa molto chiara si fa avanti tra vicoli, bassi, balconi, signori e guaglioni il tuo re! E’ colui che da solo ti riesce a placare col tremore di terra porta noi a inginocchiare E’ lui grande e potente Il vulcano guardiano È il Vesuvio che scruta e punisce noi qui Sotto un portico al centro si combatte la morte, è un barbone che soffre e lui solo tra i cani che cucina qualcosa; la sua anima cruda si riscalda al tepore di leggera fiammella. E se giri di notte, vedi ombre fuggire; son le ombre soffrenti di questa tua anima moribonda Si, moribonda perché l’uomo è crudele e ti frusta con cumuli di immondizia su cui gocciolano gli stracci dell’anima che oramai sono grigi di fumo dell’uomo, che macchina l’uomo! Tra dei vicoli stretti, nell’Armeno quartiere c’è la tua anima sotto un portone, sotto un altro c’è un vecchio che modella un pastore, è il bambino che nasce, ma non nasce ridente in quel cupo portone nasce Napoli ardente è il bambino che piange posto su di un tridente. Il tridente che punge e ferisce, e tra i vicoli s’odono eco di tuoni ed urlare si sente sotto cupi portoni, una madre piangente con un figlio tra braccia cadente che fu punto dal crudo tridente. E c’è un filo sottile da ponente a levante che mantiene l’anima di questa Napoli ansante Questa anima striscia con offese sul fianco e trascina con sé le sue anime vere, son le anime pure, quelle del pizzaiuol che lancia nell’aria la sua pasta e con essa raccoglie i timori che si porta nel cuore, son le anime pure r’ò pescivennl’ che gorgheggia canti che ripeteva il padre e il padre del padre per far accorrere gente e vivere con la carezza del mare. Ecco il cielo è sereno ma tra nuvole nere si fa avanti a spintoni una luce pungente che è di un Sole splendente che accompagna anche il morto che triste e contento lascia te con timore Il timore di averti vissuta quando eri una Napoli, una Napoli avuta!
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